Fin dall’antichità gli agricoltori hanno usato concimi, diserbanti e pesticidi per curare le loro piantagioni e farle crescere al meglio.
Prima del 1900 questi prodotti erano ricavati dai minerali (zolfo, rame, calce), oppure dai vegetali e dagli animali (come per i concimi), quindi erano prodotti origine naturale o comunque non particolarmente dannosi per l’ambiente. Inoltre, le coltivazioni venivano adattate in base alle stagioni, al clima e al terreno, seguendo il ritmo della natura.
Poi le cose sono cambiate, l’abbandono delle campagne, l’industrializzazione, il consumismo di massa, hanno portato un aumento della domanda dei generi alimentari e questo ha portato un’evoluzione anche nel modo di coltivare.
I prodotti dovevano essere sempre disponibili a costo contenuto. Aspettare il ritmo delle stagioni era diventato troppo lento per stare dietro ad un mercato così grande. La qualità veniva messa in secondo piano a vantaggio della quantità.
Per questo si vide:
- il proliferare delle coltivazioni in serra;
- il maggior sfruttamento dei terreni, riducendo al minimo gli spazi tra gli alberi o utilizzandolo per effettuare più raccolti durante lo stesso anno;
- l’utilizzo di OGM
- e l’incremento nell’utilizzo di concimi, diserbanti e pesticidi che sono passati da essere prodotti naturali ad essere prodotti chimici sempre più aggressivi e dannosi.
Il largo uso di questi prodotti chimici (spesso derivanti anche dal petrolio) hanno provocato e provocano ancora oggi danni all’ambiente: il suolo, l’acqua e anche l’aria vengono inquinati da tali sostanze.
Nei cibi consumati sono presenti tracce di queste sostanze e i terreni, che vengono sfruttati al massimo dalle tecniche di coltivazione odierne, tendono ad essere sempre meno fertili.
Proprio per ovviare a tali danni ambientali è nata l’agricoltura biologica e non per produrre alimenti più sani, ma solo abbattere i danni ambientali dell’agricoltura convenzionale.
Infatti, la filosofia dell’agricoltura biologica è quella di rispettare l’ambiente e i cicli della natura, senza l’utilizzo di sostanze chimiche, ma con l’impiego di sole sostanze naturali.
Il termine agricoltura biologica è usato in Italia. In altri paesi si parla di agricoltura ecologica o organica.
L’agricoltura biologica esclude l’uso di sostanze chimiche. I prodotti che possono essere utilizzati sono naturali e il loro utilizzo spesso deve rimanere entro determinati parametri, non è ammesso un utilizzo illimitato senza controllo.
Vengono coltivati solamente prodotti di stagione e non si usano OGM.
Tutto ciò permette di ottenere prodotti più sicuri. Secondo alcuni studi tali prodotti conterrebbero anche maggiori principi nutritivi rispetto a quelli derivanti dall’agricoltura convenzionale.
Uno degli aspetti negativi è che il loro prezzo che è sempre superiore rispetto a quello dei prodotti derivanti dall’agricoltura convenzionale (dal 10% al 25% in più).
I maggiori prezzi sono dovuti:
- al maggiore costo che i contadini devono sostenere;
- alla minore resa dei terreni;
- ai maggiori scarti.
Vediamo come l’agricoltura biologica si è evoluta, trasformandosi da filosofia di vita a certificazione
L’agricoltura biologica
Nasce almeno 100 anni fa, ma non era un semplice manuale da seguire per coltivare, era una vera e propria filosofia di vita, vivere rispettando la natura!
Fondata da pionieri visionari che videro delle connessioni tra il nostro stile di vita, il cibo che mangiamo, il modo in cui lo produciamo e la salute nostra e del pianeta.
L’obiettivo principale era vivere in armonia con la natura rispettando i cicli naturali, l’ambiente e avendo coscienza che ogni nostra azione impatta sulle coltivazioni che mangiamo e sull’ambiente in cui viviamo.
Inizialmente l’agricoltura biologica non era vista di buon occhio, soprattutto dai produttori che stavano ottenendo grandi vantaggi dall’utilizzo dei prodotti chimici e dalla domanda di prodotti alimentari sempre crescente.
Accettare questo tipo di agricoltura significava ridurre le quantità e aumentare le spese, quindi essere fuori dal mercato.
I consumatori, inoltre, andavo alla ricerca della maggiore quantità di alimenti al minor prezzo e questo fu un altro limite che rallentò l’utilizzo dell’agricoltura biologica.
Perché i consumatori non erano informati sulla reale differenza tra un prodotto biologico e non.
Per questo chi parlava o vendeva prodotti biologici era visto negativamente sia dai produttori che dalla maggior parte dei consumatori che non credevano o non erano coscienti dei danni provocati dai prodotti chimici che venivano utilizzati nelle coltivazioni.
Solo dopo molti anni, e con fatica, l’agricoltura biologica ha iniziato a prendere piede. Infatti in Europa la prima regolamentazione risale al 1991.
La certificazione e il marchio bio
La regolamentazione dell’agricoltura biologica non è stata fatta perché la domanda dei prodotti biologici era in cresciuta, ma solo perché ci si era resi conto dei danni che l’agricoltura convenzionale stava provocando.
E si capì che l’agricoltura biologica era l’unica forma di agricoltura sostenibile.
Con la regolamentazione dell’agricoltura biologica è nata:
- La certificazione biologica: che viene rilasciata all’azienda per certificare il rispetto delle indicazioni della norma in ogni fase della produzione.
- Il marchio bio: viene apposto sugli alimenti e ci dice che l’alimento stesso rispetta le indicazioni della normativa.
La regolamentazione dell’agricoltura biologica è stata a tutti gli effetti una “burocratizzazione” di questa filosofia di vivere e coltivare.
Con l’obiettivo di “attestare” che un prodotto/azienda segue le indicazioni della normativa.
Nello stesso periodo anche i consumatori iniziarono a capire l’importanza dell’agricoltura biologica e i danni che i vecchi metodi stavano portando al nostro pianeta.
E questo portò ad un aumento della domanda di prodotti biologici.
L’aumento della domanda e la trasformazione dell’agricoltura biologica da filosofia ad “attestato” ha spinto molti produttori ad ottenere il marchio bio per dare più risalto al loro prodotto rispetto a quello della concorrenza.
Anche se molti agricoltori hanno dimenticato cosa c’era veramente dietro questa filosofia e oggi vedono il biologico esclusivamente come un certificato/marchio da mostrare, non c’è niente di male in questo se si segue realmente la regolamentazione indicata dalla normativa.
Il fatto che l’agricoltura biologica sia diventata un “attestato” ha sicuramente aiutato a semplificare il modo di dimostrare l’origine biologica di un prodotto, ma rende questo marchio soggetto agli attacchi delle persone disoneste che non seguono realmente le indicazioni della normativa e che non credono minimamente nella filosofia che c’è dietro la vera agricoltura biologica.
In conclusione il marchio/certificato biologico è di grande aiuto quando andiamo a fare la spesa per fare delle scelte più consapevoli.
Però per essere certi di non acquistare prodotti che di bio hanno solo il marchio è sempre bene cercare di conoscere il produttore dal quale acquistiamo per capire come lavora, che prodotti usa, qual è la sua filosofia e i suoi valori!
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