Quando si parla di vino, una delle accuse più frequenti riguarda i solfiti.

Molti consumatori pensano che il vino ne contenga quantità elevate e che siano la causa principale di mal di testa o fastidi dopo aver bevuto.

Ma c’è un aspetto poco conosciuto: potresti assumere più solfiti mangiando alcuni alimenti comuni che bevendo vino.

Soprattutto se parliamo di prodotti come frutta secca o albicocche disidratate.

Vediamo quindi cosa sono davvero i solfiti, perché si usano nel vino e quali sono le quantità reali.

Cosa sono i solfiti

I solfiti sono composti a base di zolfo utilizzati come conservanti alimentari.

Nelle etichette possono comparire con diverse diciture:

  • E220 – Anidride solforosa
  • E221 – Solfito di sodio
  • E222 – Bisolfito di sodio
  • E223 – Metabisolfito di sodio
  • E224 – Metabisolfito di potassio
  • fino a E228

La loro funzione principale è proteggere gli alimenti dall’ossidazione e dalla proliferazione di microrganismi. Per questo motivo vengono utilizzati in diversi prodotti alimentari, non solo nel vino.

Perché il vino contiene solfiti

I solfiti nel vino hanno alcune funzioni molto importanti per la stabilità e la conservazione del prodotto.

1. Proteggere il vino dall’ossidazione

L’ossigeno può alterare colore, aromi e caratteristiche del vino. I solfiti aiutano a preservarne la qualità.

2. Stabilizzare il vino

Durante la fermentazione possono svilupparsi microrganismi indesiderati. I solfiti contribuiscono a mantenere il vino stabile.

3. Conservare aromi e freschezza

Una piccola quantità di solfiti permette al vino di arrivare integro fino alla bottiglia e nel tempo.

È importante sapere che una parte dei solfiti si forma naturalmente durante la fermentazione, quindi è presente nel vino anche senza aggiunte esterne.

Quanti solfiti ci sono nel vino

La quantità di solfiti nel vino è regolamentata dalla normativa europea, che stabilisce limiti molto precisi.

I limiti massimi consentiti sono:

  • 150 mg per litro nei vini rossi
  • 200 mg per litro nei vini bianchi e rosati

Molti vini di qualità, soprattutto prodotti con grande attenzione alla materia prima, restano ben al di sotto di questi limiti.

Per legge, inoltre, la dicitura “contiene solfiti” deve essere indicata in etichetta quando la quantità supera i 10 mg per litro.

I solfiti non sono presenti solo nel vino

Uno degli aspetti meno conosciuti è che i solfiti si trovano anche in molti altri alimenti comuni.

Ad esempio possono essere presenti in:

  • frutta secca e frutta disidratata
  • albicocche secche
  • uvetta
  • gamberi e crostacei surgelati
  • alcune conserve
  • alcuni succhi di frutta
  • prodotti alimentari trasformati

Spesso però in questi casi la presenza dei solfiti non viene percepita con la stessa attenzione che si riserva al vino.

Il caso delle albicocche secche

Un esempio molto interessante riguarda proprio le albicocche disidratate.

Per mantenere il colore brillante e conservarle nel tempo, queste possono essere trattate con solfiti.

La normativa europea consente quantità che possono arrivare fino a:

2000 mg per chilogrammo.

Per fare un confronto:

Prodotto Quantità massima di solfiti
Vino rosso 150 mg/l
Vino bianco o rosato 200 mg/l
Albicocche secche fino a 2000 mg/kg

Questo confronto non significa che le albicocche siano pericolose, ma aiuta a ridimensionare la percezione del problema quando si parla di solfiti nel vino.

I solfiti fanno male?

Per la grande maggioranza delle persone i solfiti non rappresentano un problema.

Solo una piccola percentuale della popolazione può essere sensibile o allergica, in particolare alcune persone asmatiche.

Per questo motivo la loro presenza deve sempre essere indicata in etichetta.

Come per molti aspetti dell’alimentazione, la chiave resta sempre l’equilibrio e la consapevolezza.

Il vero punto: sapere cosa c’è nel bicchiere

Quando si parla di vino, il punto non è solo sapere se contiene solfiti.

Conta molto di più capire:

  • da dove viene l’uva
  • come è stato prodotto il vino
  • quali scelte sono state fatte in vigna e in cantina

Questi elementi raccontano molto di più di una semplice parola in etichetta.

Dietro ogni bottiglia c’è una storia

Un’etichetta può indicare gli ingredienti e alcune informazioni tecniche, ma spesso è troppo riassuntiva per raccontare davvero tutto il lavoro che c’è dietro un vino.

Dietro ogni bottiglia c’è:

  • un’annata climatica
  • un territorio
  • le scelte di chi lavora la vigna
  • un intero anno di lavoro

Prima di dire che il vino ha solfiti, impariamo a leggere le etichette.

E soprattutto impariamo a conoscere le storie che ci sono dietro ai prodotti che portiamo sulla nostra tavola.

Vuoi capire davvero cosa bevi?

Se ti interessa conoscere meglio il vino, il territorio e il lavoro che c’è dietro una bottiglia, puoi scoprire anche:

Dietro ogni bottiglia c’è un anno di lavoro tra vigna e cantina.