Origini dell’olivo, le piantagioni tradizionali e quelle superintensive

Le origini dell’olivo

L’olivo (detto anche ulivo) è comparso per la prima volta probabilmente in Asia Minore (l’attuale l’area della Turchia).

L’olivo è stato forse il primo albero “addomesticato” dal uomo: la sua storia e quella delle civiltà affacciate sul Mediterraneo si intrecciano da almeno settemila anni, tanto che costituisce una delle colture più importanti e caratteristiche della regione mediterranea.

La trasformazione dell’olivo selvatico (o oleastro) in olivo domestico (o coltivato) pare sia stata opera delle popolazioni della Siria.

L’olivo selvatico che cresce nei luoghi rupestri, isolato o in forma boschiva, produce dei minuscoli frutti da cui si estrae un olio molto amaro.

Anche qui troviamo numerose varietà con caratteristiche genetiche diverse (non sempre “buone”).

Proprio attraverso “l’addomesticamento” è stata possibile la
diffusione e l’evoluzione dei migliori geni presenti nelle diverse varietà di olivo selvatico.

La differenza principale tra l’olivo selvatico e l’olivo coltivato sono i frutti più grandi e più succosi di quest’ultimo.

L’intero processo di “addomesticamento” ha richiesto millenni e tantissimi scambi genetici tra gli alberi per regalarci le varietà che conosciamo oggi (in Italia ne abbiamo oltre 500).

Oggi l’olivo è diffuso soprattutto nella zona mediterranea dove si concentra la maggior parte della produzione mondiale.

Caratteristiche degli alberi di olivo

L’olivo è una pianta sempreverde appartenente alla famiglia delle Oleaceae.

Ha crescita lenta ed è molto longevo: in condizioni climatiche favorevoli può diventare millenario e arrivare ad altezze di 15-20 metri.

La pianta comincia a fruttificare dopo 3-4 anni dall’impianto, inizia la piena produttività dopo 9-10 anni e la maturità è raggiunta dopo i 50 anni.

Infatti la produzione non diminuisce con l’avanzare del tempo, per questo nel meridione si trovano oliveti secolari.

Le radici sono espanse e superficiali: in genere non si spingono oltre il metro di profondità.

Coltivazione degli alberi di olivo

In antichità gli alberi di olivo venivano spesso piantati a distanza molto elevata tra di loro (12/15 metri).

Questo perché era solito lavorare i terreni sotto gli alberi per la produzione di grano, orzo e colture simili.

Questo accadeva fino a quando la raccolta di questi prodotti (grano, orzo, ecc…) veniva fatta a mano.

Con l’avvento dei macchinari (mietitrebbiatrici) per la raccolta di questi cereali emersero subito le difficoltà nel loro utilizzo sui terreni in cui erano presenti anche alberi.

Inoltre emerse anche la necessità di competere con gli altri produttori mondiali.

Questi fattori fecero sì che l’usanza di coltivare cereali negli uliveti scomparve e gli alberi iniziarono ad essere piantati più vicini per ottimizzare lo spazio sui terreni.

Coltivazione tradizionale

  • Bassa densità: meno di 200 alberi per ettaro
  • Alta produttività per albero ma bassa produttività per ettaro
  • Bassa meccanizzazione e conseguenti costi elevati di produzione

Coltivazione intensiva (intorno agli anni 60)

  • 250/400 piante di olivo per ettaro
  • Alta produttività di olio extravergine di oliva per ettaro
  • Distanza tra gli alberi:
    • 5×5 m e 7×7 m se gli alberi sono irrigati
    • 8×8 m e 10×10 m se gli alberi non sono irrigati

Da alcuni anni le cose stanno cambiando nuovamente…

Oggi la domanda di mercato dei prodotti alimentari (formata principalmente dalle richieste dei consumatori medi) è focalizzata solo su due aspetti:

  • elevate quantità
  • a poco prezzo

Due concetti molto difficili da conciliare in agricoltura senza stravolgere il prodotto e la sua produzione.

Infatti da alcuni anni stiamo vendendo il
passaggio alla coltivazione superintensiva.

Coltivazione superintensiva

  • 600/1600 piante di olivo per ettaro
  • Ridotte dimensioni degli alberi
  • Disposizione a filari paralleli
  • Impiego esclusivo di macchinari per la loro coltivazione
  • Distanza tra gli alberi di 4m x 1.5m

L’obiettivo di questo nuovo modo di coltivare l’olivo è quello di soddisfare le esigenze del mercato (elevate quantità a poco prezzo) attraverso:

  • Sfruttamento superintensivo dei terreni: per aumentare al massimo la redditività per ogni ettaro di coltivazione
  • Eliminazione della mano d’opera umana: la raccolta delle olive, la potatura e tutte le varie lavorazioni vengono fatte con macchinari, riducendo i costi.

Svantaggi della coltivazione superintensiva:

  • Ha una durata di circa 15/20 anni
  • Ridotto irraggiamento solare e ridotta ventilazione
  • Sono pochissime quelle varietà di olivo che possono essere adattate a questo tipo di impianto di coltivazione (attualmente sono circa 10) e questo potrebbe portare ad una standardizzazione del prodotto e ad una perdita di alcune varietà (Italia sono state censite oltre 500 varietà)
  • La standardizzazione potrebbe portare ad una svalutazione dell’olio extravergine