Oggi il marchio bio sui prodotti è sempre più importante.

Soprattutto quando non c’è la possibilità di interagire e conoscere direttamente il produttore, il marchio bio riveste un ruolo fondamentale per chi vuole scegliere solo prodotti genuini da mettere sulla sua tavola.

Non tutti sanno che questo marchio è solo la fine di un percorso lungo e pieno di difficoltà.

Inoltre, non tutte le aziende possono ottenerlo e chi lo ottiene deve essere in grado di rispettare le norme di riferimento ogni singolo anno.

Iniziamo a capire come funziona l’intero percorso.

Quando si può apporre il marchio bio sui propri prodotti?

Qui è importante fare una distinzione.

Azienda certificata bio e alimento con marchio bio non sono la stessa cosa! 

Però li possiamo considerare come la prima e la seconda fase dell’intera certificazione biologica.

1° Fase: Azienda agricola certificata bio

I passi che un’azienda deve fare per ottenere la certificazione sono:

Scegliere uno tra gli organismi di controllo riconosciuti inviandogli i documenti relativi alla propria azienda e alla propria attività.

Notificare alla Regione in cui si ha sede l’avvio della procedura per ottenere la certificazione.

A partire da questa data è indispensabile cominciare a seguire tutte le indicazioni previste dalla normativa e dall’organismo di controllo scelto in precedenza (talvolta i regolamenti di questi ultimi sono più restrittivi della normativa stessa).

Viene elaborato il piano preventivo dei controlli annuali per verificare anno dopo anno l’idoneità dell’azienda e qualsiasi variazione nel processo produttivo deve essere comunicata entro quindici giorni sempre all’organo di controllo.

Fatto questo l’azienda agricola entra in “conversione”, un periodo di transizione che dura indicativamente 3 anni, in cui si devono rispettare tutte le indicazioni della normativa e compiere tutti gli adempimenti richiesti dal sistema di controllo.

Secondo la normativa, tale periodo transitorio sarebbe necessario per far sì che i terreni, le colture, gli allevamenti e tutti i processi produttivi siano completamente decontaminati da qualsiasi sostanza chimica di sintesi o prodotti OGM (organismi geneticamente modificati).

Solo alla fine di questi 3 anni di conversione l’azienda avrà la certificazione biologica.

Ottenuta la certificazione dovrà comunque mantenerla anno dopo anno, seguendo gli stessi obblighi e le stesse indicazioni che rispettava durante il periodo di conversione.

Finito il periodo di conversione si potrà apporre direttamente il marchio bio sui suoi prodotti? La risposta è NI.

Se l’azienda vende i prodotti così come sono, quindi vende direttamente grano, pomodori, olive, frutta, ecc… ad esempio, allora può vendere questi prodotti come biologici.

Ma se questi prodotti vengono trasformati, quindi vende pasta, salsa di pomodoro, olio, confetture, ecc… , allora non può ancora inserire il marchio bio nell’etichetta dei suoi prodotti.

2° Fase: Marchio bio sugli alimenti trasformati

Per poter apporre questo marchio su un prodotto trasformato (pasta, olio, ecc…) tutta la filiera produttiva deve essere certificata biologica. 

Quindi non solo la materia prima utilizzata deve derivare da agricoltura biologica, ma anche i metodi di trasformazione devono seguire le indicazioni della normativa. Inoltre, il prodotto finito anche se realizzato con materia prima 100% biologica deve essere sottoposto ad analisi prima di porte apporre il marchio bio sul prodotto fintio.

Mi spiego con un esempio pratico. Se ho olive biologiche e le molisco in un frantoio che lavora le olive seguendo le indicazioni della normativa bio questo non è sufficiente per inserire il marchio bio sull’olio ottenuto!

C’è bisogno di effettuare delle analisi chimiche molto costose sul prodotto e questo spesso frena le aziende biologiche ad avere la certificazione bio anche sul prodotto (in quanto questo comporterebbe un ulteriore incremento del prezzo di vendita).

Per quanto riguarda la materia prima non è necessario che tutti gli ingredienti usati siano biologici, ma è importante che almeno il 95% degli ingredienti utilizzati derivino da agricoltura biologica per poter utilizzare questo marchio sul prodotto finito.

Mentre le norme da rispettare sul metodo di trasformazione variano in base ai singoli casi, ma in linea di principio riguardano principalmente la pulizia degli impianti di trasformazione. 

Importanti soprattutto per quelle aziende che producono sia prodotti biologici che NON nello stesso stabilimento, questo per non contaminare i prodotti biologici.

Ricapitolando

  • La certificazione biologica rilasciata all’azienda agricola: certifica il rispetto delle indicazioni della norma sul biologico in ogni fase della coltivazione.
  • Il marchio bio apposto sugli alimenti: certifica che l’alimento rispetta la normativa su tutta la filiera produttiva, quindi sono state usate almeno il 95% di ingredienti biologici e sono stati lavorati seguendo le indicazioni della normativa.

ATTENZIONE

L’aumento della domanda dei prodotti biologici da parte dei consumatori ha fatto sì che questo marchio venga spesso preso di mira da persone o azienda disoneste che non seguono realmente le indicazioni della normativa e che non credono minimamente nella filosofia che c’è dietro la vera agricoltura biologica.

Anche se il marchio/certificato biologico è di grande aiuto quando andiamo a fare la spesa per fare delle scelte più consapevoli, per essere certi di non acquistare prodotti che di bio hanno solo il marchio è sempre bene cercare di conoscere il produttore dal quale acquistiamo per capire come lavora, che prodotti usa, qual è la sua filosofia e i suoi valori!

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